Pignoramenti, negli Stati Uniti crescita al 16%

Secondo quanto sostenuto dalla società di analisi RealtyTrac, i pignoramenti immobiliari negli Stati Uniti sono cresciuti del 16% durante il primo trimestre rispetto al livello di espropri riscontrati nello stesso periodo dello scorso anno. In termini assoluti, sarebbero tornate nelle mani delle banche finanziatrici circa 932.234 case, pari a una proprietà immobiliare su 138 oggetto di mutuo con garanzia ipotecaria.
Stando a quanto dichiarano gli analisti della stessa compagnia che ha condotto il periodico monitoraggio, si tratta per lo più della conclusione di azioni iniziate diversi mesi or sono, e che in questo primo trimestre del 2010 hanno visto al loro formalizzazione, dopo negoziazioni più o meno convinte.
A divenire oggetto di pignoramento sono, ancora una volta, soprattutto le proprietà immobiliari in mano ai soggetti disoccupati. Una buona fetta è inoltre rappresentata da quei soggetti titolari di una casa il cui valore è inferiore a quello del mutuo, a causa di un deprezzamento delle proprietà abitative che ha colpito vaste zone degli Stati Uniti.
Per quanto riguarda l’attesa stima sull’intero 2010, RealtyTrac si dice convinta che i pignoramenti saranno più di quattro milioni, portando così in peggioramento precedenti stime compiute da altri fonti di osservazione, che stimavano in circa 3 milioni (o 3 milioni e mezzo) il livello dei pignoramenti dell’anno in corso.
A guidare la poco invidiabile lista degli Stati con il maggior numero dei pignoramenti c’è ancora la California, con oltre 216 mila azioni, per un tasso per proprietario immobiliare pari a 1 su 62.
Sab 24/04/2010 da Roberto Rossi in Consulenza Immobiliare











