Tasse, pareri ancora contrastanti sulla cedolare secca

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La cedolare secca è una norma, introdotta nel 2010, che permette ai proprietari di un immobile in locazione di pagare un’aliquota fissa sugli affitti, pari al 20%. La nuova imposta prenderà vita solamente dal 1 gennaio 2011, in sostituzione dell’Irpef sui canoni di locazione, dell’imposta di registro e dell’imposta di bollo. La sua applicazione sarà tuttavia facoltativa, non essendo previsto alcun obbligo in materia, e potrà essere estesa anche a quei contratti di locazione per i quali non esiste la necessità di registrazione.

Sulla cedolare secca si sono espressi numerosi operatori del settore, in modo più o meno critico. Secondo i suoi propositori, e parte del mercato immobiliare italiano, l’introduzione della cedolare aiuterà la ripresa del segmento delle locazione, fungendo da spinta per un rimbalzo delle trattative.

Dall’altra parte vi sono invece coloro che criticano l’imposizione della cedolare secca, soprattutto nell’ottica in cui essa favorirebbe i proprietari immobiliari, senza apportare benefici alla controparte, quella degli affittuari, per i quali le associazioni di settore attendevano supporti convinti.

In mezzo vi sono infine gli attendisti, come i vertici della Fiaip: Paolo Righi, presidente della Federazione, ha infatti affermato prudenzialmente che occorrerà attendere l’entrata in vigore del federalismo fiscale per potersi esprimere in maniera chiara su quanti benefici verranno apportati dalla cedolare secca.

Gio 18/11/2010 da Roberto Rossi in ,

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Franco 18 novembre 2010 23:46
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Ma la cedolare secca è orientata a rendere l?irpef che grava sul reddito delle locazioni più consono al regime fiscale non dimentichiamo che come ben evidenziato dalla Confedilizia sul reddito da locazione tra varie imposte IRPEF-ICI-Manutenzione e BOLLO si arriva e si supera il 62,50 % e ci mancherebbe che dalla cedolare secca si prevedano ulteriori deduzioni per i conduttori che da questo governo tanto hanno avuto.

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19 novembre 2010 21:01
Subtract karmaAdd karma

Se è vero quanto si legge riguardo alla possibilità per l’inquilino di denunciare il proprietario che non dichiara nel contratto quanto effettivamente percepito, credo che si metta in mano a ques’ultimo un arma molto pericolosa che può spingerlo, pur di pagare un fitto irrisorio (tre volte la rendita catastale) ad agire in tal senso anche quando tra fitto dichiarato in contratto e quello realmente percepito vi siano differenze minime, mettendo realmente nei guai il proprietario. C’è il rischio insomma che si incoraggi la delazione che molte volte è motivata non da obiettive ragioni di giustizia ma da rancori personali.
Non sarebbe meglio se invece della delazione fosse introdotta la detrazione fiscale per l’inquilino in modo da evitare possibili speculazioni di segno opposto a quelle che si vogliono combattere ?

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